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Daedalus
Mostra personale di
Luigi Campanelli
a cura di
Ada Lombardi
Abbazia di S.Vicenzo, Acqualagna (PU)
dal 20 luglio al 20 settembre 2002
L’offerta dell’arte
La personale di Luigi Campanelli riconduce l’arte in una sua antica
collocazione, ruolo e funzione. Distogliendola, occasionalmente,
dalla sua abituate sede e funzione cittadina. Abituale nel senso
effimero diffuso ormai dall’urbanizzazione delle grandi megalopoli,
a cui la maggior parte di noi è sottoposta. In effetti il continuo
sfruttamento funzionale e cambiamento temporale imposto dalla
società odierna ci ha abituati ad ancorarci ad una dimensione del
presente-quotidiano, scandito dall’informazione, In questo arco di
tempo ristretto, l’arte è costretta a un confronto frenetico e al
continuo cambiamento. Ecco che inserirla nuovamente in
un’architettura
sacra
fa cambiare improvvisamente rotta e impone ripensamenti. Ciò accade
al fruitore, e in parte forse all’autore. In parte perché Luigi
Campanelli è nato in questi luoghi; è il rapporto con il tempo
antico del paesaggio, di questa Abbazia, degli amici e dei parenti
discendenti da antiche genti, dai tratti somatici che tradiscono
ancora il loro passaggio, che lo ha portato a pensare ad un’arte
primigènia, non cittadina ma antropologica e archetipìca. Non è un
caso che si sia rivolto all’astrattismo, che fin dai suoi esordi
nell’inizio del secolo scorso, ha espresso una precisa
volontà
di superamento dei condizionamenti storici imposti dalla
rappresentazione del reale, o comunque dai legami dell’arte con la
realtà, L’arte astratta di Luigi Campanelli articola tutti gli
elementi posti in gioco dall’astrattismo, si confronta con loro e
pone una propria formula di contrazione formale interessantissima.
Inoltre si tratta di una pittura, la sua, che rivendica il diritto
di esprimersi attraverso dei valori plastici, a “farsi” anche
scultura, evocando una tradizione di chiara fama che da Cézanne
tocca i più importanti autori del Novecento (Picasso, Braque, De
Chirico, Savinio, Carrà, Morandi, ecc,) fino ai più giovani
astrattisti come l’irlandese Sean Scully. Perché questa pittura si è
calata nel silenzio dell’Abbazia di 5. Vincenzo? Per creare ascolto.
Così come questa chiesa sorta, come ci insegna la storia, su un
tempio pagano, da sempre si erige come offerta a Dio, la pittura
contemporanea dell’autore è una chiara offerta all’uomo. A un uomo
del futuro, un uomo che sarà, un uomo nuovo che stiamo già
aspettando, che da predatore del tempo, annidato in città,
divoratore insaziabile di risorse, si trasformerà in equilibrio,
forma minimale capace di convivere con lo spazio e con il tempo, in
armonia con l’infinito. Come questa pittura che aleggia in simbiosi
con le linee minimali dell’architettura offerta a Dio.
Ada Lombardi |